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Proserpina
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mwcwProsèrpina (mwdalat. mwdqProserpĭna) è la versione romana della dea greca mwdgPersefone o mwdwKore (mweagr. mweqκόρη, fanciulla)cite-ref-0-1-0[1]. Viene anche identificata con la dea mwfgLibera.

Contents

Note

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Origine del nome

Il nome è l'adattamento latino della parola greca anche se in antico si proponeva che derivasse dalla parola mwhalatina mwhqproserpere ("emergere")cite-ref-0-1-1[1] a significare la crescita e l'emergere delle forme naturali e in particolare della coltivazione del grano. Infatti, in origine, fu senza dubbio una dea agreste.

Descrizione

Proserpina era figlia di mwjaCerere. Fu rapita da mwjqPlutone mentre raccoglieva fiori sulle rive del mwjglago Pergusa a mwjwEnna e trascinata sulla sua mwkabiga; lì divenne la sposa di Plutone e regina degli Inferi. Secondo Proclo (Epitome Oraculorum, riportata da Marafiotus) e Strabone (lib. 6), invece l'episodio del mito si verificò a mwkqHipponion in mwkgCalabria. Dopo che la madre ebbe chiesto a mwkwGiove di farla liberare, poté ritornare in superficie, a patto che trascorresse sei mesi all'anno con Plutone. Cerere fece calare il freddo ed il gelo durante i mesi in cui la figlia era assente come segno di dolore, per poi far risvegliare la natura per il ritorno di Proserpina sulla terra.

Il suo culto a mwlqRoma fu introdotto accanto a quello di mwlgDis Pater (assimilato a mwlwAde), nel mwma249 a.C. Si celebrarono allora in loro onore i Giochi Tarantini, così chiamati da una località nel campo di Marte, il mwmgTarentum. Oggi è a lei intitolata l'mwmwUniversità Kore di Enna, città alla quale Proserpina era profondamente legata, e a Proserpina erano dedicate le mwnaCotizie, antiche feste erotiche nate in mwnqTracia e poi diffusesi nel resto della mwngGrecia.

Il mito

Il ratto di Proserpina è un mwpwmito tra i più celebri, ritratto pertanto in diverse e pregevoli opere d'arte come il mwqagruppo scultoreo del Bernini.

Il ratto si realizzò sul mwqglago di Pergusa, nelle vicinanze di mwqwEnna. Secondo Proclo (Epitome Oraculorum, riportata da Marafiotus) e Strabone (lib. 6), invece l'episodio del mito si verificò a mwraHipponion (oggi Vibo Valentia).

«Plutone, dio degli inferi, stanco delle tenebre del suo regno, decise un giorno di affiorare alla luce e vedere un po' di questo mondo... Dopo un lungo e faticoso cammino emerse infine su una pianura bellissima, posta a mezza costa del monte Enna. Era Pergusa, dal lago ceruleo, alimentato da ruscelli armoniosi e illeggiadriti da fiori di tante varietà che mischiando i profumi creavano soavi odori e così intensi da inebriare... Ad un tratto, volgendo lo sguardo, scorse in un prato un gruppo di fanciulle che coglievano fiori con movenze leggere, fiori tra i fiori»


Dal racconto del celebre mwrwpoeta Claudiano, mwsaPlutone, re degli inferi, deciso a visitare la terra, emerse nei pressi di Enna, sui mwsqMonti Erei nel mwsgcentro della Sicilia, e scorse Proserpina, figlia della dea mwswCerere, tra le tante fanciulle intente a cogliere fiori sulle rive del lago di mwtaPergusa. Dal racconto che ne fa Strabone, che riporta Proclo, l'episodio del ratto si realizzò sul lido di Hipponion, sul mare Tirreno, dove il pirata Plutone arrivò dalla Sicilia e rapì Proserpina.

«[Plutone] si precipitò verso di lei [Proserpina], che, scortolo, così nero e gigantesco, con quegli occhi di fuoco e le mani protese ad artigliarla, fu colta dal terrore e fuggì leggera assieme alle compagne... Il dio dell'Ade, in due falcate le fu addosso e l'abbracciò voracemente e via col dolce peso; la pose sul cocchio, invano ostacolato da una giovinetta, Ciane, compagna di Proserpina, che tentò di fermare i cavalli, ché il dio infuriato la trasformò in fonte. Ancora oggi Ciane, con i suoi papiri, porta le sue limpide acque a Siracusa»

(Claudiano)

Cerere, madre di Proserpina e dea dell'mwtwOlimpo, fu disperata alla notizia della scomparsa della figlia, e invocò l'aiuto di mwuaGiove, re di tutti gli dei, per aiutarla a ritrovare la bella Proserpina.

«Dopo nove giorni e nove notti insonni di dolore, decise di rivolgersi a Giove per implorarlo di farle riavere la figlia; ma Giove nicchiava (come poteva tradire suo fratello Plutone?).

Allora Cerere, folle di dolore, decise di provocare una grande siccità in tutta la terra. E dopo la siccità venne la carestia e gli uomini e le bestie morivano in grande quantità. Non valevano invocazioni e scongiuri alla dea, che era irremovibile.
Giove inviò Mercurio da Plutone per imporgli di restituire Proserpina alla madre. A Plutone non restò che obbedire. Però, prima di farla partire, fece mangiare alla sua amata dei chicchi di melagrana»

(Claudiano)

I succosi chicchi di melagrana legarono Proserpina all'Ade per sempre. Zeus, tuttavia, mosso a compassione, fece sì che Proserpina potesse trascorrere sei mesi ogni anno insieme alla madre (sarebbero primavera ed estate), e che i sei mesi restanti vivesse insieme a Plutone (ovvero autunno e inverno): è proprio al mito di Proserpina e all'ira di Cerere, infatti, che si fa risalire l'alternanza delle stagioni.

«…A Dis Pater si ricollega Proserpina (il nome è di origine greca, trattandosi di quella dea che i Greci chiamano Persefone) che simboleggerebbe il seme del frumento e che la madre avrebbe cercata dopo la sua scomparsa…»

(Cicerone, De natura deorum II,66)

Note

cite-note-0-11. mwygmwywmwzaProserpina - Enciclopedia, su mwzqTreccani. mwzgURL consultato il 29 aprile 2026.

Bibliografia

• mwagMarco Tullio Cicerone, mwawmwbaDe natura deorum II,66.
• mwcgAgostino d'Ippona, mwcwmwdaLa città di Dio IV,8.
• mwdgClaudio Claudiano, mwdwDe raptu Proserpinae.
• mwegStrabone, mwewmwfaGeografia Libro VI;
• Marafiotus, mwfgCroniche et antichità di Calabria, libro I cap. 15, pag. 37.
• Godofredi Hermanni - Opuscola, mwgaDe Aeschili Glaucis, vol. 2, pagg. 73-74.
• mwggFrancesco Alunno, mwgwLa fabbrica del mondo, Venezia, 1548.

Voci correlate
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